“Gli arabi sono una cosa complicata da capire, della quale sicuramente oggi è vincente una parte di tipo estremamente primitivo e primordiale, come se fra i cristiani avessero vinto i pastori della Gallura, o i meno evoluti, e di certo non sarebbe uguale al cristianesimo di Jean-Jacques Rousseau”, Philippe Daverio.

Questa è la frase che, con tanto pudore e molta poca autocritica, sta facendo scandalizzare, a vedere a quel che circola nei social network, un‘intera popolazione, un’intera isola. La Sardegna. Mi domando, come sempre senza risposta, se tutti coloro i quali si scandalizzano per una simile banalità, si siano con altrettanta foga scandalizzati, per lo stato in cui versa la strada statale 131, che collega le due più importanti città dell’isola, con incroci a raso di una pericolosità e di una inadeguata arretratezza da mettere i brividi. O mi domando se si siano mai così tanto scandalizzati, per la vergognosa burocrazia e il pressapochismo e l’incompetenza che domina nella stragrande maggioranza dei nostri uffici, per il clientelismo e il nepotismo che si può trovare in ogni angolo di strada. Ma per favore, per una buona volta, non guardate la pagliuzza che si trova nell’occhio altrui, ma osservate con umiltà la trave, ch’è conficcata nei vostri, di occhi, e nel qual caso Ve lo siate dimenticati, permettetemi di ricordarVi quel piccolo raccontino, che esemplifica, in maniera perfetta, la mentalità sarda, che il Dio di Daverio, ce ne scampi e liberi:

“Una volta, un contadino sardo, stava arando il proprio campo. A un tratto, scorge una lampada magica. Inizia quindi a rimirarsela fra le mani, e dopo aver cominciato a pulirla, ecco che subito compare un genio magico, che si rivolge al contadino sardo.
«Oh tu che mi hai scoperto ed evocato, hai diritto a un desiderio!»
Il contadino, non credeva ai suoi occhi e alle sue orecchie.
«Che cosa posso chiedere, mio genio?»
«Tutto quello che vuoi, ma bada bene, il tuo confinante, ne riceverà il doppio!»
Il contadino sardo, dopo averci pensato con estrema attenzione, si decise infine a rispondere.
«Allora» sentenziò tutto soddisfatto «cavami un occhio!»”

Ecco, questa piccola storiella, riassume alla perfezione l’isolazionista, piccola, paesana e becera mentalità sarda. Per cui, permettimi, P. Daverio, “non ti curar di lor, ma guarda e passa”, che non tutti i sardi, son tanto cretini da offendersi per così poco.

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