Il giornalista, specie in un periodo difficile come quello in cui stiamo vivendo, deve essere, secondo me, il faro che illumina un percorso di vita assai tortuoso. Una guida sicura a cui affidarsi, un bastone che sorregge le nostre camminate incerte, al fine di poterci far riflettere, sui temi più importanti della nostra vita, per sì che possiamo essere, oltre che persone informate, anche persone migliori. Ed è per questo che mi sono rivolto, per avere qualche chiarimento in merito, a una prima penna dalla visione limpida e imparziale, sicura e chiara, come il giornalista Ivan Murgana.

Cosa vuol dire, al giorno d’oggi, essere un giornalista?

Con l’avvento dei giornali diffusi sul web, questa professione ha subito dei sostanziali cambiamenti. Troppo spesso il giornali on line rincorrono il sensazionalismo, lo scoop che permette a una testata di far impennare il numero dei click, e chi scrive talvolta si piega a questa logica, venendo meno a quello che dovrebbe essere l’obiettivo di ogni giornalista, informare con serietà e onestà i lettori.

Grandi giornalisti del passato, come I. Montanelli ed E. Biagi, avevano una chiara indicazione politica. Ritieni che il buon giornalista deve aver resa manifesta la propria inclinazione politica, o è meglio che rimanga nel privato?

Non esistono giornalisti che non possiedano idee politiche, ma affrontando certe tematiche ognuno dovrebbe mantenere un certo distacco e raccontare la realtà che ci circonda con imparzialità; diverso il discorso per quei colleghi che lavorano per certe testate dove è manifesta la linea politica editoriale, in quel caso il giornalista dà libero sfogo alle proprie idee, ma esiste una sorta di accordo tacito con i lettori, che da lui si aspettano proprio quel genere di approccio sui temi che riguardano la vita pubblica.

Esiste una discriminazione, di qualsivoglia maniera e non per forza nell’accezione negativa del termine, tra giornalisti e giornaliste?

Non credo questa discriminazione esista più, da anni le colleghe donne dirigono telegiornali, portano avanti inchieste importanti e si sono ritagliate gli spazi che meritano in questo campo, seguendo la strada segnata da Myriam Riccio.

Corrisponde alla realtà dei fatti, l’idea che il giornalista debba essere un cercatore di notizie, per le strade, come si vede spesso nelle pellicole cinematografiche, o è finzione?

Credo che questa sia ormai una visione romantica della professione, anche se il giornalista che non conosce la strada, non sia capace di procurarsi le fonti tra la gente, non possa essere considerato a tutti gli effetti un cronista. Oggi internet riveste un ruolo molto importante per lo svolgimento dell’attività giornalistica, ma mi sento più vicino a chi trascorre ore in tribunale per raccontare un processo, va in mezzo ai lavoratori per parlare dei loro disagi, o non aspetta i lanci d’agenzia per raccontare gli sviluppi di un fatto di cronaca nera.

Cosa si deve fare, e che forma mentis occorre avere, per essere un buon giornalista?

Sarebbe scontato rispondere che prima di tutto bisogna studiare, ma questo in realtà non basta. Il giornalista deve essere una persona curiosa, porsi delle domande e, nota dolente, talvolta essere un rompiscatole. Deve mantenere la soglia di attenzione sempre ben alta, perché la notizia è sempre dietro l’angolo.

A chi vorrebbe seguire la tua stessa strada, che passi consigli di effettuare?

Qui arriva la nota dolente. Fare il giornalista troppo spesso significa trascorrere lunghi anni senza uno straccio di contratto, senza certezza alcuna che un giorno i tuoi sforzi verranno ricompensati. Il precariato è la piaga che affligge il giornalismo italiano, un problema mai affrontato in maniera seria da nessuna forza politica. Credo che quello del giornalista sia il lavoro più bello del mondo, ma chi vuole seguire questa strada innanzitutto deve sapere che il cammino è lungo e faticoso.

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