L’altro giorno, stavo passeggiando a Cagliari, in via Luigi Amat Cardinale, diretto verso via Giovanni Battista Tuveri, quando, nei giardinetti a ridosso del tribunale, dove capeggia nel suo ingresso la parola, scritta a caratteri cubitali, IUSTITIA, ho visto un uomo che si stava radendo. Guardandomi intorno, nelle scalette di un ingresso chiuso del tribunale, c’erano delle coperte, dei sacchi di plastica, appartenenti all’uomo. La sua casa. I suoi pochi averi. Quel poco che possedeva. Ricordi di chissà quale vita, che la sfortuna o scelte sbagliate, l’hanno portato in quella condizione. Aveva un piccolo specchio, infranto, spaccato in più punti, infilato nei rami delle piccole palme, che crescono in quel piccolo spazio verde, e stava cercando di radersi, così. Stava cercando di darsi un tono. Una dignità. Per strada. Proprio dietro il palazzone con la scritta IUSTITIA, a caratteri cubitali. Sono rimasto colpito, e umiliato, da quella situazione. Sono rimasto ferito, da una persona che debba vivere in quelle condizioni. Sono rimasto disgustato, dal fatto che non si possa trovare una sistemazione dignitosa, per un nostro concittadino. Non riesco a crederci, che non si possa fare nulla! È un’offesa per l’intelligenza umana, per la moralità umana, una tale situazione. Sono andato in un bar poco distante, e gli ho fatto preparare una colazione, una goccia nel mare, lo so, ma io, che non sono nessuno, che non rappresento nessuna istituzione, che cosa posso fare di più?

Quando mi sono avvicinato a lui, gli ho offerto quel che potevo, e in una busta chiusa, ho inserito quel poco di soldi che potevo dargli. Con la dignità di un re sconfitto in battaglia, l’uomo ha accettato, ringraziandomi per quel piccolo gesto.

E sapete una cosa? Mi sono sentito ancora più squallido. Mi sono sentito ancora più vigliacco. Mi sono sentito ancora più miserabile. Mi sono sentito mille e più volte più povero di quell’uomo, a cui avevo offerto così poco. Perché non mi sarebbe costato nulla, invitarlo a casa, a bere, a mangiare, ad avere una vita decente. Dove si vive in due, si sta anche in tre.

Vigliacco, non ho altre parole per definirmi.

Perché quell’uomo, di cui non dirò il nome, se volete sapere come si chiama, fate come me, e andate a chiederglielo, non ha alcun diritto ad avere un alloggio. Eh già, lui non scappa da una guerra, vera o presunta che sia.

Che schifo.

Oggi mi faccio schifo. Oggi, mi sento una merda. Oggi, sono una merda.

Proprio dove sta scritto, a caratteri cubitali, IUSTITIA.

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