“La civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali”, diceva Mohandas Karamchand Gandhi, il Mahatma, la grande anima. E poiché anche l’essere umano è un animale, per quanto il peggiore di tutti, viene da riflettere, o da incazzarsi, a sentire storie come quella che Vi sto per raccontare. Una storia di italiana cronica inefficienza, di mesto pressapochismo e incivile ignoranza. Avevo pensato a un epilogo, dopo l’intervista, ma la frustrazione e l’umiliazione, me lo hanno fatto tralasciare. Perché non potremo mai considerarci un paese evoluto, fino a quando anche un solo caso come quello che Vi sto per raccontare, da vero e proprio crimine contro l’umano intelletto, si realizzerà.

Giovanni, puoi raccontarci, che inutile, ignorante e fastidiosa odissea burocratica, devi affrontare ogni mese?

Semplice. Mia madre si sottopone a trattamenti emodialitici tre volte alla settimana. Lo stato garantisce un sostegno economico, che viene erogato una tantum. Ma per avere diritto a questa cifra, bisogna presentare ogni mese, una documentazione relativa ai trattamenti svolti, presso gli uffici del comune di residenza. Tale documentazione, deve essere presentata in maniera improrogabile entro il dieci di ogni mese.

Questa documentazione, è facile da reperire e/o snella nelle operazioni di presentazione, o ci sono tempi di attesa indegni di un paese civile?

Il primo ritardo deriva dalla clinica in cui mia madre effettua la dialisi, che dovrebbe consegnare questo documento i primi giorni del mese, ma regolarmente lo fa intorno al sesto/settimo giorno. Questo ritardo, di per sé, non è grave, ma unito all’inefficienza degli uffici comunali, diventa problematico. Prima, esisteva un ufficio in una sede staccata del comune, che si occupava solo di queste pratiche. Apriva tre ore, due volte la settimana. Sembra poco, ma essendo dedicato solo a quello, consegnare la documentazione era semplice e veloce, anche se era sempre pieno di gente.

C’è la possibilità di una presentazione del modulo per via telematica, tramite internet, o tutto deve avvenire in forma cartacea, da bravi amanuensi medioevali?

Non esiste il fax. C’è la possibilità dell’invio telematico, ma poiché quella stessa documentazione deve essere presentata anche di persona, in forma cartacea, quella stessa possibilità viene a morire. Da bravi amanuensi. Non essendoci più l’ufficio preposto, devo portare la documentazione all’ufficio protocollo, che, come si può intuire, si occupa anche di altro. Sorvolando sul fatto che su tre postazioni di lavoro, due sono sempre vuote. Non badando al fatto che hanno una stampante per quattro uffici diversi. Tralasciando il fatto della fila interminabile che un disgraziato deve fare, per consegnare la documentazione, per poi vedere i soldi, per curare la propria madre, quando pare a loro.

Mi viene da domandarti, una persona come tua madre, può sempre contare su di te; come pensi potrebbe sbrigare tutte queste pratiche una donna, sola, anziana, senza nessuno?

Semplice! Non potrebbe. Sarebbe costretta a chiedere la cortesia a qualcuno, o pagare perché sia svolta la pratica. Adesso, anche se non ne ho esperienza diretta, so che in altri comuni la documentazione viene trasmessa dall’ambulatorio in cui viene effettuata la dialisi. Viene stampato il documento, fatto firmare al paziente, e poi trasmesso al competente ufficio comunale via telematica, ma noi viviamo nel medioevo.

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